Le ville di Bagheria - Associazione Culturale Italia Nostra - Sezione Palermo

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Attività

Le ville di Bagheria visita del 5 maggio 2019

L’itinerario della visita è stato ideato da Adriana Chirco; ci ha accompagnato Daniela Sole.
Abbiamo visitato: villa Valguranera, villa Palagonia (villa dei mostri), il giardino di villa S. Cataldo, villa S. Isidoro e la Certosa di villa Butera.

Nel 1658 il principe di Butera Giuseppe Branciforti conte di Raccuja, fece costruire nelle sue proprietà una villa, dove decise di risiedere, in disprezzo del mondo politico e sociale della corte. Il principe si circondò di una vera e propria corte ed attorno alla dimora principesca sorsero case e "dammusi", primo nucleo dell’odierna cittadina di Bagheria. Il piccolo agglomerato si era notevolmente accresciuto nel XVIII secolo, per il contemporaneo impianto di altre ville nobiliari. Le ville del bagherese, costruite per lo più dall’alta aristocrazia, assunsero un carattere aulico, con un impianto di maggiore dimensione e d’impronta monumentale rispetto a quelle dei Colli. Per tutto il ‘700, la villeggiatura alla "Bagaria" fu la migliore ostentazione del privilegio sociale.  

Villa Valguarnera

''Villa Valguarnera era la reggia fra le case principesche della verde vallata'' scriveva il medico e  studioso di tradizioni siciliane Giuseppe Pitrè. La villa è infatti, in assoluto la più imponente e lussuosa delle ville bagheresi. Nel 1708, nella tenuta di Valguarnera esisteva già una casina di villeggiatura di stile barocco. Il terreno ove sorge la villa attuale invece, venne concesso dalla famiglia Joppolo, tra il 1712 ed il 1713, e la costruzione del palazzo fu voluto, nel 1714, dalla principessa Marianna del Bosco Gravina, sposata a prime nozze con il principe Emanuele Valguarnera, membro della  nobile famiglia di antiche origini pisane, baroni e principi di Villafranca, e duca di Salaparuta, ed in seconde con Giuseppe del Bosco, principe di Cattolica. Gli architetti furono il frate domenicano Tommaso Maria Napoli, coadiuvatore del Senato di Palermo (a lui venne commissionata anche la progettazione di Villa Palagonia), Gascione Vanarini, Giovan Battista e Vincenzo Fiorelli. Morta la principessa nel 1733, la costruzione del palazzo venne continuata dal figlio Francesco Saverio principe di Valguarnera e poi dalla nipote Marianna, che la completò nel 1783.
La Villa sorge alle falde della Montagnola, un'alta collinetta da dove si ammira l'incantevole panorama dei golfi di Palermo e di Termini Imerese, del colle soluntino e del Monte Catafano.
La Villa è situata in mezzo a un parco recintato da terrazze e balaustre, preceduto da un ampio piazzale a doppia esedra e da una stupenda facciata che si concava nel mezzo per accogliere la scala a tenaglia. La facciata posteriore, che porta verso il mare, si presenta invece rettilinea. La corte antistante al palazzo, di stile corinzio, è circondata da casette sovrastate due lunghe terrazze su di un portico sostenuto da trentasei colonne. Al piano superiore dell'edificio si perviene attraverso un monumentale scalone esterno, a doppia rampa, sul quale sono sistemate le statue delle quattro Muse. Sopra il balcone centrale, un medaglione di marmo raffigura il principe don Emanuele di Valguarnera, generale delle truppe piemontesi. Un altro medaglione, sul lato opposto, raffigura la principessa Marianna. Puttini di stucco, opera del Marabitti e lo stemma della famiglia ornano l'attico. Alla villa si accede dallo scalone, variamente mosso e dinamico, tramite una veranda che immette nel grande salone da ballo, che non abbiamo potuto visitare.

Si racconta che Maria Carolina d'Austria, regina di Napoli e di Sicilia, consorte di Ferdinando III di Borbone, nel 1799 , sia stata ospitata, per qualche tempo, nell'appartamento nord di Villa Valguarnera. A Villa Valguarnera trascorse la sua adolescenza la scrittrice Dacia Maraini, figlia dalla pittrice Topazia Alliata di Salaparuta, proprietaria della villa e di Fosco Maraini, etnologo.
Il ricordo della Villa rimase così impresso nella memoria della scrittrice da divenire il luogo nel quale furono ambientati due suoi romanzi diventati best seller: ''La lunga vita di Marianna Ucria'' e ''Bagheria''.
La famiglia Alliata conta numerosi autorevoli personaggi della storia siciliana. Noi siamo stati ospiti di Vittoria Alliata di Villafranca, autrice di libri sul mondo arabo, tra cui il più noto è Harem (1980), figlia di Francesco Alliata di Villafranca, pioniere della cinematografia subacquea e fondò la Panaria Film insieme a Pietro Moncada, Renzino Avanzo e Quintino Di Napoli.

Villa Palagonia

Don Ferdinando Gravina Crujllas, IV principe di Palagonia, pari del regno, cavaliere del Toson d’oro, principe di Palagonia fece costruire la sua villa, su progetto di Tommaso Maria Napoli, attorno al 1715.
Superba ed eccentrica, la villa, già nel Settecento, viene visitata da illustri viaggiatori, che la considerano come il luogo "più originale che esiste al mondo e famoso in tutta Europa".
Nel 1749 col nipote Francesco Ferdinando Gravina e Alliata VII principe di Palagonia, detto il Negromante (1722- 1788), figlio di Ignazio Sebastiano e di Margherita Alliata, iniziano i lavori per la realizzazione dei corpi bassi che circondano la villa.
A questi si devono anche le decorazioni e gli arredi interni ed esterni che hanno fatto conoscere nel mondo la sua residenza di Bagheria quale la "Villa dei Mostri", dovuta alla particolare decorazione che adorna i muri esterni dei corpi bassi, formata da statue in "pietra tufacea d’Aspra", raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie, fantasiosamente concepite, dette "mostri" per la grottesca trasposizione della realtà umana che raffigurano. La villa possiede uno straordinario disegno planimetrico unitario, con tutti gli elementi che si sviluppano e agiscono coordinatamente rispetto
Alla villa si accedeva percorrendo un lungo viale, diagonale a corso Butera, che iniziava con un grande padiglione ottagonale ad arco di trionfo, ornato da figure giganti, ancora visibile in via Palagonia. La corte, disposta secondo un dinamico sistema di ripetute convessità, racchiude uno spazio a prevalente dimensione longitudinale in cui s’inserisce scenograficamente la villa padronale. Questa è distribuita in pianta secondo un ideale trapezio; un’accentuata convessità accoglie dal lato dell’ingresso principale l’articolato scalone; a questa corrisponde, sul fronte opposto, un’ampia convessità, ulteriormente movimentata dall’incasso delle terrazze laterali.
L’interno conserva arredi e decorazioni di pregio, come i pavimenti e le decorazioni parietali a marmi policromi del salone e della galleria, dal soffitto rivestito in specchio. Si narra che il principe si divertisse a spaventare ed impressionare gli ospiti con trabocchetti nascosti nei mobili o scrutandoli da specchi dalle strane collocazioni.
Il 9 aprile 1787 la villa fu visitata dal Johann Wolfgang von Goethe, che descrisse la bizzarria dell'esterno dell'edificio nel suo memoriale Viaggio in Italia. Dalla fine dell’800, la villa appartiene alla famiglia Castronovo che ne consente la visita.

Villa San Cataldo

La villa fu costruita nei primi del Settecento da Giovan Pietro Galletti Corvino, marchese di S. Marina, che aveva acquistato un baglio seicentesco. I lavori furono portati a termine dal figlio Alessandro Galletti Spatafora a cui si deve probabilmente la realizzazione della Flora. Venne poi radicalmente trasformata intorno al 1860, al tempo di Nicolò Galletti, principe di Fiumesalato e marchese di S. Cataldo, per assecondare le esigenze del nascente stile neo-gotico. Dell’originaria struttura settecentesca non resta che la chiesetta e l’ampio giardino all’italiana. L’ultimo proprietario della villa fu Ruggero Galletti che la vendette nel 1905 alla Compagnia di Gesù che la trasformò prima in noviziato e successivamente in seminario e infine nella sede del Seminario Missioni Estere.Nel 1999 i Padri Gesuiti cedettero la proprietà alla Provincia Regionale di Palermo riservandosi una parte dell’ala sud. La villa si estende su un lungo corpo a due piani, segnato da torrette angolari, a fianco di un cortile che ha al suo interno un piccolo giardino.

Solo il giardino, esteso su un’area di 35.000 mq e recintato da una balaustra in arenaria d’Aspra, conserva l’originaria impronta barocca nel parterre, negli elementi decorativi e nelle due coffee-house che ne delimitano il lato est. Con la sua rigogliosa vegetazione, un tempo ricco di piante esotiche, oggi coltivato ad agrumi, conserva viali arredati con sedili, vasi e statue decorative.

Villa S. Isidoro

Dai piloni d’ingresso sull’antica consolare, si avvia il lungo viale rettifilo che conduce, a qualche chilometro di distanza, alla villa. Il viale centrale, un tempo alberato, attraversa la casa padronale, dalle forme massicce, e prosegue in direzione dell’Aspra. Il complesso si presenta come aggregazione di vari corpi, due prospetti anteriore e posteriore, scalone esterno e corte chiusa con due fornici, ed è caratterizzato dall’assialità del viale che permette una soluzione di continuità e prosecuzione della vista dal mare alla montagna e viceversa.
Villa Sant’Isidoro, appartenuta ai marchesi Del Castillo e poi De Cordoba, nasce dall’aggregazione di un caseggiato rurale, con annessa torre, posta a controllo del feudo stesso, oggi inglobata nel complesso, ma ancora leggibile in pianta.
L’attuale corpo di fabbrica è databile 1753, come è rilevabile nella decorazione del grande salone dipinto a "trompe l’oeil". Un nuovo impianto decorativo della volta a padiglione fu eseguito nella seconda metà dell’Ottocento quando una Del Castillo sposò, nel 1849, un De Cordoba., denota la stretta relazione con i canoni dell’architettura settecentesca, evidenti nelle ville della piana della Bagària.
L’immancabile cappella,  a pianta rettangolare,  ormai priva di copertura, è chiusa dal piccolo presbiterio. Nel fianco orientale della villa, un corpo aggiunto testimonia l’evoluzione della casina negli anni Trenta del ventesimo secolo, quando fu realizzato il trappeto per la molitura delle olive. Gli ultimi proprietari sono stati Pietro De Cordova e le sorelle Antonietta e Maria Teresa.
La Villa rimasta integra sia nella struttura che negli arredi, opere e suppellettili, è oggi restituita alla fruizione pubblica nel binomio Casa-Museo.

Certosa di Villa Butera – Museo del giocattolo

La Certosa di Villa Butera era un museo delle cere voluto dal principe Ercole Branciforte nel 1797. L’elegante padiglione, affrescato da Giuseppe Velasco, fu per secoli meta di illustri ospiti;  abbandonata per decenni, i suoi arredi originari (quadri, mobili e oggetti) e le statue di cera purtroppo sono andati perduti per sempre, mentre la struttura fatiscente e diroccata ha rischiato seriamente di crollare. Grazie ad un complesso e articolato intervento di restauro, effettuato nell’ambito del POR FESR Campania e Sicilia 2007-2013 e conclusosi nel 2008, si è putoto recuperare l’edifici e ciò che resta degli originali affreschi. Il restauro della Certosa, sin dall’inizio, è stato progettato e voluto con la destinazione d’uso di sede stabile del "Museo del Giocattolo e delle Cere Pietro Piraino" ed ha trovato, nella stessa, una collocazione quasi naturale, stante la sua bizzarra storia e il suo eccezionale fascino.
Nella visita siamo stati accompagnati da Pietro Piraino Papoff, che, dopo aver perso il padre nel 194 , all’età di quattro anni, seppe che non avrebbe potuto avere dei giocattoli, per via delle difficili condizioni economiche in cui versava la famiglia. Con meticolosa pazienze Pietro Piraino è riuscito a mettere insieme una collezione unica, in continuo aggiornamento, che oggi conta 1.800 pezzi, e 200 oggetti realizzati con la cera ed esposti nel Museo.


Per saperne di più:

A.Chirco, Palermo Guida per itinerari storici, Dario Flaccovio, Palermo 2015
G- Sommariva, Bagària, Dario Flaccovio, Palermo 2009
https://www.guidasicilia.it/itinerario/villa-valguarnera-la-piu-sontuosa-delle-ville-di-bagheria/1002263

https://citbagheria.it/
https://comune.bagheria.pa.it/turismobagheria/le-ville-di-bagheria/

 
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